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Martina (Pd): «Raccolti a rischio? Facciamo come i francesi con un portale online di incontro domanda-offerta»

Una piattaforma online per aiutare gli agricoltori a trovare la manodopera, particolarmente necessaria in questo periodo della raccolta. Un sito che fa incontrare domanda e offerta, come quello che hanno lanciato in Francia». E’ la proposta di Maurizio Martina, esponende del Pd ed ex ministro delle Politiche Agricole che guarda all’esempio francese del portale «Des bras pour ton assiette» (Braccia per il tuo piatto), pensato per sostenere i contadini nella ricerca di lavoratori nei campi, resa difficile dall’emergenza coronavirus.

Martina, in Italia mancano nei campi 370mila braccianti agricoli stranieri. Pensa che una piattaforma online come quella francese possa essere d’aiuto anche da noi?
«Questa esperienza sta funzionando in Francia, dove nel giro di poche settimane hanno raccolto 200mila persone disposte a lavorare nei campi. Un’iniziativa del genere potrebbe aiutarci perché il governo nel piano triennale contro il capolarato e il lavoro illegale in agricoltura ha già previsto l’idea di una piattaforma di incontro fra domanda e offerta. Si tratterebbe adesso di renderla operativa con il contributo delle reti del lavoro agricolo di qualità e degli enti bilaterali agricoli. Garantirebbe lavoro sicuro e legale anche per chi è rimasto disoccupato o cassintegrato a causa dell’emergenza Covid-19».

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Quali altre misure vanno messe in campo per sostenere in questo momento l’agricoltura?
«Il primo passo fondamentale è dotare le aziende agricole italiane di tutta la liquidità possibile per sostenere e remunerare adeguatamente il lavoro agricolo. Per fare questo è fondamentale che tutte le risorse della politica agricola europea siano subito girate sulle imprese agricole. Abbiamo ancora ad oggi 11 miliardi di euro di contributi europei sul capitolo dei progetti di sviluppo rurale delle Regioni, che rischiano in questa fase di non essere completamente utilizzati. Ma se queste risorse venissero dirottate direttamente sulle aziende sarebbe un’iniezione di liquidità importante».

Come favorire la regolarizzazione dei lavoratori stranieri del settore?
«Intanto vanno prorogati i permessi di soggiorno in scadenza il 15 giugno almeno fino a fine anno. Inoltre si potrebbe ragionare di permessi temporanei rinnovabili per chi può avere un contratto di lavoro agricolo».

In una fase come questa come si può combattere il lavoro nero?
«Nel già citato piano triennale di contrasto al caporalato ci sono tutti gli stumenti per combattere il lavoro nero. Penso alle reti del lavoro agricolo territoriali, l’impegno su alcuni fronti delicati come l’alloggio e il trasporto dei lavoratori agricoli. Tutto questo ha bisogno in aggiunta degli interventi straordinari di cui ho parlato prima».

Sul fronte della sicurezza, i lavoratori agricoli hanno da temere?
«Il fronte agricolo può avere garanzie e margini di gestione abbastanza rassicuranti, perché il lavoro in campo all’aperto non è come in una catena di montaggio al chiuso. Ovviamente vanno adottati tutti gli strumenti e i presidi di sicurezza necessari. Questo è un passaggio in cui dobbiamo riorganizzare l’attuale concezione dello sviluppo agroalimentare italiano».

In che modo?
«Abbiamo dei fronti deboli su cui lavorare: l’agroalimentare è una nostra eccellenza, esportiamo tanto ma abbiamo tassi di autoapprovvigionamento bassi in alcune filiere come i cereali e le farine. Diventa allora fondamentale, alla luce di una pandemia globale, ripensare come un Paese tiene in equilibrio ciò che produce e ciò che esporta. La vera sfida che abbiamo di fronte è iniziare a pensare il comparto agricolo italiano, che in questa emergenza sta dando uno dei contributi più significativi, come un settore cruciale anche per il futuro del Paese».

Sono sufficienti i provvedimenti per l’agricoltura contenuti nel Cura Italia e nel decreto liquidità?
«Abbiamo avuto rassicurazioni, anche le imprese agricole stanno nel menu di interventi a sostegno della liquidità finanziaria. Naturalmente gli aiuti non bastano mai, lo sforzo di migliorare questi strumenti di intervento rimane sempre aperto».
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